E se ti trovassi a fare rafting a Ubud nell’isola di Bali?

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Anna Zielo - Il pensiero viaggiatore



Il rafting nella foresta vicino ad Ubud è una tra le cose che non avrei mai pensato di fare.

Non è stata una mia idea quella di fare rafting a Bali. Sapevo che era possibile ma non rientrava nei miei piani perchè tra tutti i templi e le meraviglie che mi ero segnata, il rafting non era proprio contemplato. In fondo abbiamo location perfette in Italia e l’ho già fatto diverse volte, quindi perché usare un giorno intero dei pochi a nostra disposizione in questo modo?

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La sapeva lunga Wayan, il gestore della casa/hotel dove dormivamo ad Ubud che ha tanto insistito perché lo facessimo, dicendo che non ce ne saremmo pentiti. Ci siamo messi io e lui a tavolino e dai miei appunti abbiamo tirato fuori un itinerario per i nostri giorni a Bali, in cui un po’ ci avrebbe portato a spasso lui e un po’ un suo amico. Non è stupendo decidere gli itinerari in questo modo?

Conoscerete tantissimi Wayan a Bali, sia maschi che femmine, il perché questo nome sia così tanto diffuso lo trovate in questo articolo sugli usi e costumi asiatici.

Come in tutto quello che succede a Bali, anche nel rafting c’è molto più di quello che si vede!

Ma andiamo con ordine: una volta che Wayan mi ha convinto a fare white water rafting non si è accontentato di un qualsiasi percorso: mentre tutti i tour prevedevano un percorso da 9 Km lui ci ha iscritto a quello da 12 Km!

Ci sono tantissime compagnie che effettuano tour simili, la nostra compagnia di rafting era tra le più economiche e inoltre grazie al fatto che è stata prenotata da un locale e non siamo andati direttamente noi a pagare abbiamo risparmiato ulteriormente.

Essendo il tragitto più lungo siamo partiti molto più a monte degli altri gruppi e siamo rimasti a lungo soli con il fiume, mentre l’ultima parte è abbastanza affollata.

Il primo tratto inoltre è stato il più movimentato e divertente, nonostante non sia comunque di un rafting pericoloso.

La valle del fiume Ayung si trova poco distante dal centro di Ubud, quindi facilmente raggiungibile se soggiorni in “città” (scrivo città tra virgolette perché se penso ad Ubud non posso usare la stessa definizione che userei per Padova o per New York… dovrebbe esistere un termine nuovo che parla di spiritualità, muschio ed altari. Di giardini e di risaie. Di statue e fiori offerti in dono agli spiriti. Sono troppe parole, quindi chiamiamola città!).

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Discesa verso il fiume.

La pagaia temporaneamente affidata al mio staff perché scendere i gradini con le scarpette da scogli non è semplicissimo. La sicurezza prima di tutto!!

Un camioncino scassato è venuto a prelevarci davanti alla casa e ci ha portati con un’altra coppia con bambino al villaggio di Susut. Qui in un edificio che fa da magazzino ci hanno attrezzati con giubbotto salvagente e caschetto, ci hanno dato la nostra pagaia e ci siamo avventurati a piedi per una buona mezzora verso il fiume.

Le nostre guide si muovevano velocissime nella foresta e sono arrivate prima di noi in tempo per sistemare i gommoni.

Come ci siano arrivati lì quei gommoni è un mistero. L’idea più plausibile è che li abbiano portati fin lì sgonfiati!

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Gommoni pronti per essere messi in acqua!

Prima di partire la cosa più importante: dopo un breve briefing sulla sicurezza alla balinese, si procede con un’offerta al fiume, in incenso e fiori.

Offerta di fiori e incenso per il fiume e gli spiriti che rappresenta.

Per questo dico che c’è molto più di quello che si vede. Ogni azione, ogni gesto quotidiano a Bali è preceduto da un’offerta, un dono, un buon auspicio per lo svolgimento dell’attività.

Anche il laicissimo rafting è accompagnato da un’offerta al fiume perché tutto a Bali ha un anima ed è degno di rispetto.

Questo accade perché la principale religione dell’isola, l’induismo balinese, si è instaurata sulla precedente fede animista, che ha reso così peculiari le caratteristiche della religione in quest’isola, molto diversa dall’induismo praticato in India.

Quindi ad ogni azione o luogo si accompagna l’offerta di un sampian (o Canang Sari o i mille altri nomi con cui viene chiamato), cioè un cestino fatto con una foglia di palma intrecciata, contenente fiori, frutta, riso, incenso o altro, che va rinnovato ogni giorno. Queste offerte poste ad esempio su una roccia del fiume sono rivolte alla potenza degli dei simboleggiati dal fiume, a cui si rende omaggio. Ma ne troverete molti anche nelle strade, davanti alle porte, sugli altari. Cercate di non calpestarli anche quando li troverete a terra per strada, sono stati lasciati lì come un’offerta, con un’intenzione.

E’ il modo in cui i balinesi manifestano quotidianamente gratitudine per la presenza del dio in ogni cosa che appartiene al mondo a noi visibile e il rituale per prepararli viene imparato fin da bambini.

Credo che sia questo che mi ha stregato dell’Asia. I rituali, la percezione quotidiana di qualcosa di più grande a cui rendere grazie, di cui spesso sento la mancanza nella mia vita quotidiana.

Attenzione, sto per partire con i miei viaggi mentali, ma vi voglio spiegare perché ho deciso di parlare proprio del rafting a Bali oggi e cosa me lo ha ispirato.

Come Tiziano Terzani ti spiega l’Asia e te stesso

Questa notte, l’ennesima insonne, leggevo “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani.

Ricorre spesso nei miei racconti, Terzani è la mia guida officiale di ogni viaggio in Asia!

Vi lascio il link per acquistarlo così vi fate anche voi un bel viaggio mentale senza lasciare il calduccio delle vostre coperte.
 

In un brano parla del rito del pasto nell’ashram in India in cui si era ritirato cercando una cura o sollievo al suo gravissimo cancro, nella pausa tra una chemioterapia e l’altra.

Parafraso alcune parti di questo brano per rendervi l’idea:

Ascoltava il canto della Gita mentre cercava un posto per sedersi a mangiare e prima di mangiare, come da rituale, bagnava tre dita nel bicchiere dell’acqua per spruzzare alcune gocce sul cibo che diventava così un’offerta ad agni, il fuoco, cioè  la divinità nello stomaco.

Era un segno di devozione e ringraziamento. E a lui ricordava il segno della croce che ci si faceva a tavola quand’era bambino, che “come tante abitudini è andata persa nella fretta di vivere”.

Osservava i riti dell’ashram di lavare e adornare la statua della dea, ogni giorno, per ore.

Rifletteva sul fatto che in occidente in nome di un’idea materiale della libertà individuale abbiamo rinunciato ai riti, ai misteri e alla poesia.

Oggi nasciamo, viviamo e muoriamo senza che una cerimonia marchi le tappe del nostro essere vivi.

Dice che le giovani coppie ormai non si sposano più, convivono e attraversano come rito di passaggio solo il trasloco!

La mancanza della cerimonia porta alla mancanza della presa di coscienza del passaggio, non c’è contatto simbolico con il sacro, non c’è impegno.

Ricorda quando a quattordici anni i genitori gli hanno regalato i suoi primi pantaloni lunghi, comprati a rate perché erano molto poveri. Un rito di passaggio verso l’età adulta.

Accuso questo senso di mancanza nella mia vita. Nell’incapacità di impegnarmi, nel non essere arrivata allo stato di adulta ma di trovarmi ad essere ancora una ragazza, ma troppo cresciuta. Diventerò una vecchia ragazza in un batter d’occhio, il tutto senza diventare mai l’adulto responsabile della situazione.

Sia chiaro, do la colpa a me stessa di questo, ma riconoscere il problema è già parte della soluzione.

Probabilmente cerco questo nell’Asia: la ritualità, l’impegno, la presenza divina e la crescita spirituale e non solo fisica.

In Asia questi riti sono ancora presenti, soprattutto nelle campagne, lontano dalle grandi città.

Cito ancora Terzani: per gli indiani esiste un rito ad ogni passaggio della crescita di un uomo: per quando smette di poppare, per la prima volta in cui vede le stelle, per la prima volta che taglia i capelli… fino alla fine in cui il suo cadavere viene dato alle fiamme  sulla pira accesa dal primo figlio maschio con lo stesso fuoco con cui il defunto è stato iniziato ai Veda e con cui è stata fatta la puja al suo matrimonio.

Vi state chiedendo come una insonne armata di libro di Terzani possa aver concepito a tarda notte un articolo sul rafting? Ecco, avete una piccola idea di cosa possa voler dire vivere con me. Perché queste cose quando le penso le devo condividere subito. Anche alle tre del mattino.

White water rafting a Ubud

Torniamo a noi e ai balinesi che fanno l’offerta al fiume prima di mettere i gommoni in acqua!

Una volta ringraziato il fiume ci siamo avventurati tra le rapide dell’Ayung e subito è stata chiara la differenza tra il rafting che avevo fatto in Italia rispetto a quello balinese:

le White water non sono così white: dimenticate le trasparentissime acque dei fiumi trentini ma godete il tepore delle meno trasparenti acque balinesi! Infatti la temperatura dell’acqua è attorno ai 27° e quindi le si perdona il fatto di non essere così limpida e cristallina come quella di casa nostra.

Rafting a Ubud, sul fiume Ayung

Il paesaggio che ti circonda è totalmente insolito. Si procede lungo una profondissima valle scavata dal fiume e sulle ripide pareti ci sono piante mai viste con foglie gigantesche e sembra quasi di essersi trasformati in insetti che galleggiano su una foglia portata dal fiume, tanto è grande e fuori scala quello che ti circonda.

La guida a questo punto gridava “Welcome to Jurassic Park”.

In alcuni punti il fiume diventa molto stretto e la vegetazione ti viene incontro cercando di strapparti il casco o la pagaia. Nelle foto non si vedono le rapide perché avevo il permesso di fotografare solo quando non era necessario tenersi al gommone, altrimenti la guida mi strillava contro.

E’ presente un punto ristoro (capanna su ansa del fiume) per rinfocillarsi e riposare un attimo ed è qui che è avvenuto il dramma…

Nel togliersi il giubbino salvagente il mio compagno ha fatto cadere la macchina fotografica subacquea sulle rocce e nonostante i suoi tentativi di “Non è successo nulla, non ha niente che non va…” ci ho messo poco a capire che era andata in pezzi! Ha continuato diligentemente a fare foto fino alla fine del nostro viaggio, ma le abbiamo viste solo al ritorno visto che il display era andato distrutto.

Non c’è niente di paragonabile alla paura di uomo che deve ammettere di aver rotto la macchina fotografica a metà vacanza. La mia macchina fotografica!!!

Sta ancora negando, Anche di fronte ad uno schermo frantumato lui nega il suo coinvolgimento con l’accaduto.

Una parte delle rocce che costeggiano il fiume è stata completamente lavorata creando dei bassorilievi di ispirazione tipicamente balinese che raccontano la storia della nascita di Rama.

Le figure emergono tra la vegetazione e la roccia, con un effetto straordinario.

Non credo siano antiche, visto che sono in ottimo stato, ma creano sicuramente un’atmosfera d’altri tempi.

La macchina fotografica rotta crea una ulteriore atmosfera sfuocato/bagnata!

Un lungo tratto della sponda rocciosa del fiume è lavorato con dei bassorilievi che narrano storie tradizionali balinesi.

Il resto scorre tra cascate, rapide e tratti tranquilli in cui si può fare il bagno. Per la gioia della nostra guida che ogni tanto gridava “Crocodileeee!!” giusto così, per divertirsi un po’.

Alla fine del percorso, dopo un’altra estenuante ma affascinante risalita dei gradini lungo il costone della valle, si arriva al campo base, dove si può fare una doccia e mangiare.

 

La scalinata nella foresta al termine del rafting.

Bilancio dell’esperienza:

Mi è piaciuto? Assolutamente si!

Lo rifarei? Certo. E’ molto diverso dal rafting che avevo fatto in Italia, gli scenari sono straordinari e l’esperienza è molto divertente.

Molti pacchetti prevedono attività integrative oltre al rafting o prolungamenti in Spa locali, ma il mio amico Wayan la sapeva più lunga. Ci ha fatto tornare nella nostra casa/hotel e ha fatto venire la massaggiatrice direttamente qui e mi ha massaggiato per un’oretta a bordo piscina (per qualcosa come l’equivalente di 12€).

Un massaggio nel giardino dell’hotel che ci ha ospitato ad Ubud (Bali).

Vi ho già detto che adoro Bali?

Nota: nessun compagno di viaggio è stato maltrattato nella stesura di questo articolo. Nonostante abbia rotto la macchina fotografica.

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E se ti trovassi a fare rafting a Ubud nell’isola di Bali? ultima modifica: 2017-03-06T10:37:14+00:00 da Cudriec Rss

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