Pillole di Puglia vol. 1

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Anna Zielo - Il pensiero viaggiatore



Luoghi insoliti da visitare durante le vacanze in Salento

In queste calde giornate in cui sembra già estate, vi parlo di un posto relativamente vicino, ma che ha fascino e carattere da vendere: la Puglia, ed in particolare il Salento! In questo Post vi parlo di un paio di posti insoliti che mi hanno colpito e alla fine mi espongo al pubblico ludibrio mostrandovi quello che mi sono mangiata.

In questo momento in cui nonostante i tentativi di concentrazione sul lavoro, il mollusco (cioè il cervello in versione sudato/estiva) continua a ripetere: mare mare mare, non riesco a non pensare a quei magnifici giorni in Salento, in quel periodo che sapeva ancora di tarda primavera, quando ancora pochissima gente  occupava le strette stradine e le baiette riparate.

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Ho pensato di proporvi qualche luogo un po’ particolare per arricchire il viaggio in una terra che ha molto da offrire. Magari per quel pomeriggio nuvoloso o per quel giorno in cui sei stanco di stare a pancia all’aria in una delle splendide spiagge del Salento.

Vi consiglio di andarci nei mesi di maggio/giugno: ho trovato tempo favoloso, fiori ovunque, pochissima gente.

E ancora non avevano montato le colonnine per fa pagare i parcheggi.

La Basilica del Siponto e Edoardo Tresoldi

Cominciamo dal viaggio in macchina. Lungo ma non noioso, per nulla. Del viaggio di ritorno ho parlato in questo articolo sull’Italia da Sud a Nord.

Essendo un viaggio non abbastanza lungo,  abbiamo deciso di spezzare il tragitto di andata fermandoci alla Basilica di Siponto, allungando di circa 70km ma togliendoci la voglia di vedere quest’opera d’arte.

Una basilica del XII secolo è stata ricostruita con rete metallica da Edoardo Tresoldi, artista di appena 30 anni, che personalmente adoro, con un radioso futuro davanti. Ricordatevi questo nome, ne sentirete parlare…

La Basilica di Siponto.

La Basilica di Siponto si intravede a sinistra della più recente chiesa romanica.

La trovate vicino a Manfredonia, nella zona di Santa Maria di Siponto, in provincia di Foggia.

Di cosa si tratta: accanto alla chiesa medievale rimaneva la pianta dell’antica chiesa romanica del XII secolo. Per preservarla e preservare i mosaici rimasti si è tentata questa strada a dir poco innovativa: ricostruire i volumi e le arcate della chiesa originale utilizzando una struttura che mantenga la leggerezza e la trasparenza di un ologramma, con il risultato di costruire un miraggio in piena luce del sole.

La Basilica di Siponto.

La Basilica di Siponto.

La Basilica di Siponto.

La Basilica di Siponto.

Ormai avrete capito che a noi più è strano e più ci piace (vedi Christo e il floating piers), quindi appena saputo dell’inaugurazione a marzo 2016 abbiamo deciso di andarla a visitare, cogliendo l’occasione a fine maggio del lungo viaggio in macchina verso il Salento.

Unica nota dolente… quasi impossibile sapere gli orari dell’apertura, il sito è poco pubblicizzato e aperto solo poche ore al giorno, un vero peccato perché meriterebbe sicuramente un maggiore rilievo, ma in questo senso acquisisce anche il fascino di quelle cose che sono per pochi. Anche gli enti locali non sono molto informati e addirittura in quasi i tutti i siti ufficiali l’installazione non è presente!

E come da copione noi abbiamo trovato chiuso… sapevo che arrivando nelle ore centrali della giornata  non sarei potuta entrare, ma ci ho provato comunque e pur non potendo godere della vista dall’interno ho avuto la possibilità di ammirare da lontano una basilica fantasma, un’apparizione dal passato in mezzo ad un prato carico di fiori. Comunque ci torno. Suona come una minaccia, ed in effetti lo è.

Mi è piaciuta molto, non sono affatto pentita della lunga deviazione!

La grotta Zinzulusa

Ma proseguiamo! Uno dei posti che abbiamo visto il primo giorno del nostro compulsivo girovagare per le strade del Salento è la Grotta Zinzulusa.

Ci siamo finiti per caso, anche se al caso io credo sempre poco.

Il nome deriva da “zinzuli”, ossia “stracci”, per le stalattiti che scendono dal soffitto e la conseguente leggenda secondo cui la sfortunata ragazza di turno, vessata dal ricco padre, ottiene per magia il suo riscatto sociale venendo data in sposa ad un principe, mentre il padre viene gettato nella grotta e le vecchie vesti lacere di lei rimangono appese al soffitto della volta. Un mix tra “Cenerentola”, “La Sirenetta” e “Ma come ti vesti” con Enzo e Carla.

La grotta viene nominata inoltre in diversi miti, ma ve lo risparmio!

Quasi irraggiungibile in agosto visti gli spazi angusti all’interno e le lunghe attese, a maggio l’ingresso si presentava così:

L'ingresso della Grotta Zinzulusa.

L’ingresso della Grotta Zinzulusa.

Il percorso all’interno è abbastanza agevole e la visita nel complesso è piacevole se siete amanti delle grotte e del fresco, anche grazie alle guide molto disponibili e preparate.

Vi risparmio le foto alle stalattiti e stalagmiti che non faccio perché:

  • di solito vengono male perché si fanno senza flash
  • non ho mai voglia di riguardarle!

L’ambiente purtroppo è stato rovinato dal continuo toccare delle persone, gli stessi che si indignano quando la guida spiega che molte stalattiti non cresceranno più a causa dell’interferenza umana e un secondo dopo li trovi abbracciati alla stalagmite che si fanno un selfie.

Inoltre l’abitudine di gettare monetine nei laghetti interni ha sterminato tutti i pesci.

Mi auguro che i vostri desideri si siano avverati! Se qualcuno aveva il desiderio di sterminare i pesci di sicuro è stato esaudito.

Ma una foto dentro l’ho fatta. L’ho fatta nel duomo, la sala più grande della grotta, prima dell’interruzione che limita il percorso ai soli speleologi.

Il duomo all'interno della grotta Zinzulusa.

Il duomo all’interno della grotta Zinzulusa.

Questa stanza molto grande ha pareti levigate dal mare e dal molinare dell’acqua al suo interno per non so quante migliaia di anni.

Una volta che l’acqua si è ritirata è diventata la casa di un’enorme colonia di pipistrelli che vi ha deposto nei secoli tonnellate e tonnellate di guano.

La stanza è stata svuotata manualmente dall’uomo, se non ricordo male in una decina d’anni di lavoro (!!!) e una volta svuotata le persone che vi hanno lavorato hanno lasciato le loro firme sulle pareti con il guano stesso, marchiando indelebilmente le rocce.

La parete autografata della stanza "duomo".La parete autografata della stanza "duomo".

La parete autografata della stanza “duomo”.

Lo so, sembra brutto. Ma a me quella stanza ha lasciato la sensazione del tempo che scorre e della reale portata del tempo che è passato.

Il lunghissimo periodo in cui è rimasta sommersa, il vorticare impetuoso dell’acqua al suo interno che l’ha forgiata.

Il lungo periodo in cui i pipistrelli la governavano e immagino il rumore e lo spostamento d’aria della colonia nel momento in cui tutti insieme si alzavano in volo per andare in cerca di cibo.

E poi quei dieci anni umani, un granello nella storia di quella stanza, immagino la fatica, la puzza, ma anche le risate, gli scherzi tra le persone che tanto tempo hanno passato li sotto, al buio e che non ci sono state a essere spazzate via dalla memoria come i pipistrelli, hanno voluto lasciare un segno indelebile del loro passaggio.

Ho scoperto che involontariamente amo le grotte. Non ci avevo mai ragionato su, ma è evidente dal fatto che, ovunque nel mondo io sia, riesco sempre a trovare un buco per terra o su una montagna in cui andarmi ad infilare (esempio lampante, la Jomblang cave).

Forse è per la quiete che vi si trova all’interno, per la temperatura che è sempre la stessa, per l’umidità che rimane costante.

Forse per il senso di antico, più ancora di un reperto archeologico di qualcosa costruito dall’uomo, che riescono a trasmettermi.

Forse solo per il “Wilma passami la clava” che riescono a risvegliare in me, ammiccando alla mia parte più antica e primitiva. Devo essere stata un uomo primitivo molte vite  fa, di sicuro maschio, di sicuro molto peloso e altrettanto sicuramente tra i più rozzi della caverna. Non so perché ma ne sono sicura.

Ma questa stanza era diversa. Si, c’era la solita quiete, ma qui la sensazione è di trovarsi al centro del ciclone, nell’attimo di pace tra una tempesta e l’altra.

Di essere in quella piccolissima finestra temporale di tranquillità a cui seguirà di nuovo il tumulto della natura.

La sensazione che molte cose devono ancora accadere, la prova sulla pelle dell’energia che ancora permea le pareti, creando una sorta di elettricità nell’aria. Provare per credere. Ma se poi non vi è piaciuta non prendetevela con me!

Cucina Pugliese Vs Prova costume

Vorrei aprire la parentesi sul cibo pugliese e sulla prova costume. Sapete che ci tengo. Ad entrambe!

Queste sono le mie riflessioni dell’anno scorso, in seguito al drammatico rientro dalla vacanza in Puglia.

Per la serie: “Anche quest’anno sono pronta per la prova costume a Natale”, devo dire che questa volta mi ero seriamente impegnata.

In seguito al viaggio in Vietnam, dopo essermi vista in foto e non aver gradito, è partita la caccia al carboidrato. Ecco che da fine aprile ad agosto sono riuscita a perdere 5kg, complice anche la preparazione per Santiago. C’è un però. Sarebbero stati probabilmente 6/7 kg senza quella fatidica settimana in Salento e il mio breve percorso a Santiago (che da solo è valso un +1kg  scopri il miracolo dell’aumento di peso durante il cammino).

Non ho osato pesarmi ne’ prima ne’ dopo, ma vi lascio a queste drammatiche immagini.

Astenersi diabetici, ipoglicemici, dietologi, vegani, portatori sani di tartaruga addominale ecc.

La visione andrebbe accompagnata da una di quelle musiche nostalgiche ad effetto puntina sul vinile, visualizzatela mentalmente e poi si va…

A me risuona in testa “The end” (The doors) ma sentitevi liberi.

Aperitivo ad Ostuni.

Aperitivo ad Ostuni. Varietà di bicchierini con tonno, cipolla caramellata, melanzane, zucchine, cous cous, e tanto altro. Effetto sfuocato da acquolina in bocca.

Aperitivo ad Ostuni.

Aperitivo ad Ostuni, poco dopo… quello che resta di:
frise, salumi vari, formaggi, melanzane alla parmigiana, panzerottini fritti, trippa, fogliolina di insalata che fa sano e tante altre cose che non sono neanche riuscita a riconoscere…

Aperitivo a Gallipoli. Con polpette di polpo e cozze gratinate.

Aperitivo a Gallipoli. Con polpette di polpo e cozze gratinate.

Stesso posto, stesso aperitivo, Frise con tonno e pittule.

Stesso posto, stesso aperitivo, pochi momenti dopo. Frise con tonno e pittule fritte.

Un rustico leccese

Un rustico leccese dopo una lauta cena di pesce vogliamo rifiutarlo?

rustico filante

Vergogna!!!
Rustico filante

il pasticciotto

Pasticciotto: come il calabrone non sa che non potrebbe volare, il pasticciotto non sa che dovrebbe esplodere. 2% bordo 98% ripieno

La cucina della Puglia merita non solo uno strappo alla regola ma uno strappo a tutto il manuale delle regole.

E chi sono io per rifiutare un rustico, un pasticciotto, una pittula, una polpettina di polpo…

Ci sono ancora molti posti di cui vorrei parlare, siamo appena alla metà del primo giorno… quindi dividerò l’articolo in più parti.

Stay Tuned!!!

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Pillole di Puglia vol. 1 ultima modifica: 2017-05-25T15:30:39+00:00 da Cudriec Rss