Oslo, poco più di 24 ore nella città dell’arte

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Anna Zielo - Il pensiero viaggiatore



Cosa fare e vedere ad Oslo in poche ore, in inverno e un po’ di storia per capire meglio la Norvegia!

Oslo non mi è piaciuta subito. Non è stato amore a prima vista. Sarà stata la pioggia, la stanchezza o quell’aria un po’ lugubre. Sarà che dopo Amsterdam mi aspettavo che le città del nord fossero tutte sorridenti e ammiccanti e con quelle sfacciate caratteristiche nordiche.

Invece Oslo no. Efficiente, ordinata e pulita ma impersonale e fredda sotto una fitta coltre di nubi come proprio non mi aspettavo. Ma poi, quando abbassi la guardia…

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Cominciamo dall’inizio:

Abbiamo raggiunto Oslo in treno e in pochi minuti siamo arrivati all’hotel (poi vi spiego tutte le info utili a fondo articolo!).

Pioveva, ero stanca. Dopo l’ennesima notte insonne in cerca dell’aurora boreale alle isole Lofoten, con l’agitazione di averla finalmente vista tra le nubi che non mi ha fatto più dormire. Partenza alle 4.30 per raggiungere l’aeroporto di Evenes in quasi 200 Km di strade ghiacciate per prendere un volo alle 10.00.

Inutile dire che siamo arrivati con lauto anticipo, ma con le previsioni meteo che davano nevicate funeste per tutta la notte non valeva la pena rischiare. Invece cielo limpido e luna piena per tutto il tragitto, pattinando in un’unica lastra di ghiaccio dalle Lofoten a Evenes, visto che quella notte per la prima volta la temperatura è arrivata a -5°C.

Quindi in una parola: stanchi.

Mi si presenta davanti questa città che sembra non avere nulla di caratteristico, anzi, sembra il sobborgo di una capitale, più che una capitale europea.

Andiamo a fare una passeggiata e arriviamo zuppi di pioggia al Teatro dell’opera, sulla punta del fiordo di Oslo.

La mirabile architettura di questo teatro, che sembra un iceberg per come è costruito, visto da lontano non mi sconvolge.

Ora sono stanca  e pure bagnata.

Eppure decidiamo di salire all’esterno fino in cima e i piani inclinati di marmo italiano cominciano a farci girare la testa e a non farci più capire qual è l’orizzonte diritto! Non oso immaginare quanto possa essere bello in una giornata di sole.

I marmi bianchi e le linee inclinate del Teatro dell’Opera a Oslo.

Entriamo all’interno, anche qui un capolavoro di design. Ma noi entriamo più che altro per asciugarci un attimo.

Perle ai porci.

La storia tipicamente norvegese  di questo teatro è che il progetto prese il via nel 2003 e venne completato nel 2007, in anticipo rispetto ai tempi previsti e con un risparmio rispetto al budget stabilito di circa 760 milioni di dollari. Vi lascio un attimo per riflettere.

Vicino ci sono opere d’arte di dubbia bellezza. Stento a capire se sono lavori in corso.

Si, è un tubone. No, non se lo sono dimenticati. Si, l’acqua dietro è ghiacciata.

Nell’acqua, tra le navi da crociera, un’altra opera d’arte galleggia e muta di forma con il vento e le maree. Si tratta di “She Lies” di Monica Bonvicini. Italiana. Mi sa che hanno un debole per noi.

“She Lies” di Monica Bonvicini, galleggia poco distante dal teatro dell’opera.

Comincio ad insospettirmi ma sono veramente troppo stanca e bagnata per capire.

Idea geniale: andiamo alla fortezza.

Giusto. Piove,  manca poco che il cielo si apra e ci inghiotta definitivamente, ma perché no?

Andiamo alla Fortezza di Akershus.

Tra cambi della guardia ed esercizi posturali per il mal di schiena (miei e dei militari) ci addentriamo nell’antica fortezza costruita nel 1300 che conteneva tutta la città qualche secolo fa.

Questo castello si trova in una posizione dominante sul porto ed è rimasto inespugnato per tutta la sua storia, fino alla seconda guerra mondiale in cui i difensori hanno dovuto arrendersi ai tedeschi.

La fortezza è ottimamente conservata e anche qui mi immagino che con una bella giornata di sole ci sia da divertirsi, ma:

Sono stanca, bagnata, infastidita, circondata da corvi che mi girano sopra la testa (non mi avrete mai!) e scopro che anche la fortezza è luogo di interessanti installazioni artistiche di Laura Ford.

(Le foto sono tutte mosse. Pio-ve-va ininterrottamente. Ogni volta che tiravo fuori la macchina da sotto la giacca per i pochi secondi per fare una foto finivo più inzuppata di prima. Di comprare un ombrello non se ne parlava, eravamo sicuri che avrebbe smesso. E poi non lo aveva nessuno.)

Le installazioni artistiche consistevano in statue, principalmente bambini, principalmente raccapriccianti, con il viso coperto, poste in posizioni da farli sembrare spettri disperati.

Non ci credete?

Installazioni di Laura Ford all’interno della fortezza di Oslo.

Quadretto da film horror completo. Aggiungi che eravamo soli e che i corvi gracchiavano e siamo apposto.

Però cominciavo a capire che questa città mi stava dicendo qualcosa.

Torniamo alla via principale, Karl Johans Gate, dove finalmente troviamo negozi, piste di pattinaggio e locali abbastanza frequentati, sono le quattro del pomeriggio e sembra che i norvegesi abbiano finito di lavorare e stiano andando a farsi una birra.

Beviamo una pessima e costosissima birra in mezzo a uomini d’affari appena usciti dal lavoro, giusto per asciugarci e riprendere fiato.

E’ il momento di fermarsi un attimo e capire perché in Norvegia  è tutto molto costoso e sembra che la gente lavori pochissime ore (uffici, musei e negozi sono aperti poche ore al giorno rispetto alle nostre consuetudini).

Quindi:

Siediti un attimo che ti spiego la Norvegia.

Questo titolo ce l’ho in mente da quando ho letto la storia della Norvegia sulla Lonely Planet.

In effetti l’ho letta in aereo, ad alta voce anche per gli altri passeggeri, così siamo tutti informati!

Ho preparato questo viaggio in così poco tempo che non ho potuto informarmi prima e quindi sono partita sapendo poco o nulla di questo Paese. Mi piace tantissimo la sezione storica della Lonely Planet, è uno dei motivi per cui scelgo questa guida.
Per una come me che ha sempre odiato studiare storia a scuola è una vera svolta! Riesco a romanzarla abbastanza da renderla avvincente e tenerti incollato al libro.

Siccome non voglio annoiarvi farò una sintesi della sintesi, un po’ come quel riassunto di Beautiful che è diventato virale qualche anno fa.

Pronti, via:

Cominciamo dai vichinghi. Prima faceva troppo freddo perché succedesse qualcosa di interessante.

Tutti li conosciamo, qualcuno di noi ha pure visto Vikings, fortunata serie TV che li ha riportati recentemente alla ribalta. Non serve quindi che vi dica molto se non quello che non sapevo neanche io.

Alla fine del 700 cominciarono le incursioni in Gran Bretagna e da allora il loro impero si espanse in Europa e addirittura fino a Bagdad. Solo Istanbul riuscì a resistergli.

Erano feroci, combattevano in modo furibondo e disponevano di imbarcazioni molto sofisticate, le Drakkar, a basso pescaggio e velocissime, che davano loro un vantaggio competitivo su tutte le flotte europee.

In più avevano costruito una specie di bussola che permetteva loro di orientarsi anche con il cielo coperto, senza il sole o le stelle e anche senza carte nautiche. Si trattava del Solarsteinn (pietra solare) che ad oggi si ritiene sia un cristallo che si trova solo in scandinavia, la cordierite. Il sistema che usavano per orientarsi è simile a quello attualmente utilizzato dai jet che sorvolano le calotte polari.

Non erano quindi solo muscoli e brutalità, avevano a loro disposizione anche tecnologie all’avanguardia per i tempi.

Prego i complottisti e gli ufologi di accomodarsi sulle sedie alla mia destra.

Nel decimo secolo attraversarono l’Atlantico colonizzando le Faroe, l’Islanda e la Groenlandia.

Sembrava avessero conquistato il mondo intero.

Ma avevano un difetto: la loro aggressività era spesso rivolta anche all’interno e vivevano in tribù sempre il lotta tra loro.

Finché Aroldo Bellachioma (si, si chiamava così) riuscì a riunificare le tribù in una unica nazione e fu il periodo di massimo splendore per i vichinghi.

Ma anche Aroldo Bellachioma commise un errore: sposò dieci donne da cui ebbe innumerevoli eredi.

Alla sua morte ricominciarono le lotte e il figlio Erik, l’ultimogenito, sterminò tutti i fratelli, tranne uno, Håkon, che si trovava alla corte di Inghilterra per essere educato.

Erik distrusse l’unità della confederazione norvegese, quindi Håkon tornò fresco fresco dall’Inghlterra, lo mise in fuga e si prese quello che restava dell’impero della Norvegia.

Håkon portò con se qualcosa dall’Inghilterra: la religione Cristiana.

Prima di lui i vichinghi veneravano Odino e i suoi figli e vigeva la convinzione che chi sarebbe morto in battaglia sarebbe finito nel Valhalla, dove avrebbero potuto combattere tutto il giorno e poi essere servito da belle fanciulle. L’ipotesi di morire in battaglia era ugualmente attraente rispetto a quella di tornare a casa, ecco perché i guerrieri vichinghi combattevano senza paura e con una foga che nessuno riusciva a eguagliare, vincendo contro chiunque gli si parasse davanti.

Mi ricorda vagamente qualcosa.

Prego gli xenofobi di occupare le sedie alla mia sinistra, di non litigare con i complottisti e non bullizzare gli ufologi.

Da qui in poi Beautiful non è nulla. Cominciano storie di tradimenti, mogli ripudiate, trame con altri paesi per impadronirsi della corona. Tutto va a finire con Re Olav II che ridà alla Norvegia l’identità di regno indipendente e instaura il cristianesimo, venendo addirittura canonizzato. Olè!

Poco dopo finiscono i tempi di gloria, i vichinghi sono solo un retaggio passato e la Norvegia si trova a dover difendere i propri confini dai vicini.

Ci si mise pure la peste, che sterminò l’80% della nobiltà locale, il che trasformò completamente l’assetto sociale del paese ponendo le basi dell’ugualitarismo. Metà della popolazione del paese morì e la Norvegia in una serie di matrimoni tra reali finisce rimbalzata tra la Svezia e la Danimarca, trovandosi infine ad essere una provincia della seconda.

Della vecchia Norvegia rimase solo la fede cristiana, che nel XVI secolo divenne protestate, cancellando anche l’ultima traccia dei vichinghi e dell’impero che era stata. E intanto Svezia e Danimarca ne facevano quel che volevano.

I tempi difficili durarono fino a quando nel 1800 cominciarono a sentirsi di nuovo una nazione unita, seppur poverissima. Nel 1814 la Norvegia viene cedute alla Svezia dalla Danimarca, continuando ad essere provincia di un paese vicino.

La Danimarca nel trattato si dimentica di inserire Islanda, Groenlandia e Faroe che facevano parte del regno di Norvegia e che quindi rimangono sue.

Ops!

Capita anche a me di dimenticare cose di così poco conto.

Comunque nel 1905 i norvegesi attraverso un referendum costituzionale finito con un plebiscito decisero di separarsi dalla Svezia. Il re imposto dagli svedesi fu costretto ad abdicare e fu ricostruita la monarchia costituzionale norvegese, che ancora oggi regna sul paese pur essendo il parlamento a decidere in materia di successione (qualcosa in questi secoli lo hanno imparato!).

Oslo diventa capitale del regno di Norvegia e ora vogliono gridare al mondo che sono ritornati.

Nel 1913 le donne norvegesi erano tra le prime in Europa a poter votare, si cominciavano a costruire industrie e l’economia stava rifiorendo.

Passa la prima guerra mondiale e la Norvegia rimane neutrale.

Ma nella seconda guerra mondiale vengono coinvolti e le città meridionali vengono rase al suolo.

I tedeschi instaurano un governo fantoccio, a cui si oppone la resistenza norvegese.

Alla fine della guerra sembrava quasi che la Norvegia si stesse avvicinando all’influenza sovietica. Invece nel 1945 divenne uno dei membri fondatori delle Nazioni Unite ed entrò a far parte della NATO nel 1949.

Ma era ancora un paese molto povero e vicino al collasso.

Nel 1952 si riunisce nel Consiglio Nordico, insieme a Danimarca, Svezia, Islanda e Finlandia,  facendo anche pace con la sua storia.

Ma poi…

Negli anni ’60 vengono scoperti i giacimenti petroliferi nel Mare del Nord e l’economia del paese esplode.

Il paese che era stato povero fino al giorno prima diventa in pochi anni uno dei più ricchi del mondo.

Lo stato sociale norvegese attualmente è uno dei più completi al mondo. Sono già stati accantonati i fondi anche per le generazioni future, in vista di un eventuale esaurimento dei giacimenti petroliferi.

La Norvegia diventa un paese con un peso internazionale sproporzionato rispetto al numero di abitanti (poco più di cinque milioni nel 2015), si occupa di processi di pace, conferisce il premio Nobel (dal 1901), ma rimane per scelta al di fuori della comunità europea. In effetti non ha mai avuto grande fortuna con i vicini di casa.

Perché vi ho raccontato tutto questo pippone storico?

Per spiegarvi una nazione che è stata grande secoli fa, per poi cadere nell’oblio e diventare povera e senza alcun potere. Solo negli anni ’60 ha avuto un boom economico incontrollato e questo ha portato il costo della vita a livelli altissimi. Anche gli stipendi però.

Stiamo parlando di persone dell’età dei nostri genitori che nell’arco della loro vita sono passati da poverissimi ad essere cittadini di uno degli stati più ricchi del mondo. Credo che ci vorranno ancora un po’ di anni perché la situazione si assesti e superino la paura che la comunità europea voglia solo mettere le mani sulla loro ricchezza.

Stiamo parlando di una città, Oslo, che solo negli ultimi decenni ha finalmente la spinta e le risorse per crescere ed essere ricostruita con il gusto e il design di cui vanno fieri. Ecco perché tutti quei cupi palazzoni e tutte quelle gru che sbucano dalla skyline.

Oslo sta sorgendo ora.

Mi sembrava importante raccontarvelo, perché solo dopo avere letto queste pagine ho capito qualcosa di più sui norvegesi, sul loro essere schivi, sul loro non lasciarsi andare facilmente al contatto con lo straniero e sul loro orgoglio per la bellezza della loro terra. E ho capito perché quando parliamo di costo della vita in Norvegia dobbiamo pensare più ad un paese basato sul petrolio (come quelli arabi) piuttosto che ad un paese nordico.

Detto questo va anche ricordato che la Norvegia che si spaccia per paese green in realtà è il massimo produttore europeo di gas e petrolio. E lo produce quasi completamente per l’esportazione. Anche se da diversi anni ha invertito la rotta riducendo le estrazioni e reinvestendo i proventi in energie rinnovabili. Eppure fino a poco tempo fa si parlava di cominciare ad estrarre petrolio anche dall’area delle Lofoten e delle Vesteralen, che sono due arcipelaghi tra i più belli del mondo.

Insomma è difficile riassumere in poche righe la complessità e le dinamiche di questo stato ma credo di avervi dato qualche informazione in più per capire che non è un paese europeo come gli altri.

Ritornando a noi e alla nostra passeggiata in centro: dopo aver percorso in lungo e in largo il centro di Oslo cominciamo ad entrare in ogni uno dei fantastici negozi di design (che costa molto poco rispetto al resto). Mi basta poco tempo per rendermi conto che viaggiando solo con lo zaino non avrei potuto acquistare nulla di quelle meraviglie, si torna in hotel.

Dopo una doccia calda e dei vestiti asciutti Oslo ha preso tutt’altro aspetto.

Una buona cena in un pub scelto accuratamente in modo da non spendere una fortuna, circondati da giovani norvegesi in festa, nonostante fosse martedì, sera era proprio quello che ci voleva.

Il giorno dopo abbiamo a disposizione fino alle quattro del pomeriggio per scoprire la città e decidiamo di passare un po’ di tempo in un museo. Oslo offre una scelta di musei talmente vasta da sembrare quasi eccessiva.

Dalla grandissima Galleria Nazionale, al museo di Munch, al museo delle navi vichinge, fino ad un museo dei forni o a quello dello sci.

In totale controtendenza scegliamo il museo di Arte Moderna: Astrup Fearnley Museet.

Decidiamo di arrivarci a piedi dall’Oslo Opera House, il che consiste in una passeggiata che percorre le mura esterne della fortezza e passa davanti al municipio e al centro del Nobel per la Pace.

In basso a sinistra il municipio, a destra il Centro del Nobel della Pace e in alto il grande graffito che campeggia tra i due, che ha molte cose da dire.

In tutto il tragitto si viene accompagnati da graffiti e installazioni artistiche di cui la città è piena.

Ecco, adesso mi ha conquistata. Il giorno prima mi era sorto il sospetto ma ora ho la conferma:

Oslo è una città che si sta ricostruendo ad un livello più alto e che nel frattempo sta mettendo l’arte dappertutto.

Ci sono più opere d’arte per strada che nei musei. Sul serio!

Arte in strada ad Aker Brygge.

Anche nel mio quartiere preferito, Aker Brygge, poco prima di arrivare al museo, ci troviamo circondati di edifici nuovi, locali e ristoranti bellissimi e arte ovunque possiamo rivolgere lo sguardo. Anche in alto.

L’arte in strada a Oslo.

Il museo Astrup Fearnley Museet è stato costruito su un progetto di Renzo Piano e ospita una collezione privata di arte moderna e contemporanea. La struttura è molto bella, ma forse l’idea di fare padiglioni separati e costringere le persone ad uscire non era delle migliori.

 

Ci hanno pensato mentre lo progettavano? Si, perché è voluto, ma evidentemente non ci sono stati in inverno con l’aria che tirava quel giorno!

All’interno del museo Astrup Fearnley, praticamente da soli. Attenzione agli orari, aprono poche ore al giorno,

Ci siamo andati perché eravamo curiosi di vedere le opere di Damien Hirst  e devo dire che ne sono rimasta più scioccata che ammirata. Ma anche questa è l’arte.

La mucca tagliata in due di Hirst, a Oslo.

Nel complesso quindi Oslo non mi era piaciuta subito ma poi mi ha letteralmente conquistata con la sua faccia anticonformista e tutta la sua arte disseminata per la strada. Sono sicura che nei prossimi anni diventerà ancora più bella e che cinque minuti di sole l’avrebbero resa fin troppo affascinante!

E un po’ di informazioni pratiche non vogliamo darle?

Come raggiungere Oslo

La soluzione migliore arrivando da entrambe gli aeroporti (Torp e Gardermoen) è il treno: puntuale e costoso come tutto quello che riguarda la Norvegia. In alternativa ci sono anche molte linee di autobus.

Se atterrate a Oslo Torp

Se arrivate da Torp (ad esempio nel caso in cui abbiate volato Ryanair) ci vorranno quasi due ore di treno per arrivare in città.

La stazione di Torp è solo un lampione su una curva, quindi lo shuttle bus gratuito che dall’aeroporto di Torp vi porta in stazione parte solo otto minuti prima del treno. Anche se già mezzora prima è pieno e saturo aspetterete impazienti fino a quei fantastici otto minuti prima.

Il bus poi si fermerà in curva, vi farà scendere e se ne andrà. Il tempo di capire che siete dispersi nella tundra in Norvegia, farvi una foto, mandarla alla mamma in cerca di conforto e il treno arriverà a rassicurarvi!

Un minuto di attesa alla “stazione” di Torp.

Probabilmente il fatto che fosse notte, nevicasse e che fosse tutto molto strano ha reso la mia esperienza particolare, magari di giorno avrei scoperto che la stazione si trovava in un elegante quartiere residenziale poco illuminato!

Mi raccomando: COMPRATE IL BIGLIETTO DEL TRENO ON-LINE

Perché lo scrivo in maiuscolo? Perché è l’unico modo di avere una tariffa scontata, che potrebbe essere anche la metà della tariffa normale.

Nel nostro scompartimento eravamo gli unici ad averlo fatto e non vi dico le facce affrante quando tutti hanno dovuto fare il biglietto a prezzo pieno in treno.

E il controllore in Norvegia passa.

Sempre.

Vi spiegherò meglio come fare per utilizzare i biglietti del treno acquistati on-line, c’è un trucco da sapere!

Tra l’altro molto spesso le tratte hanno lo stesso prezzo anche se sono molto più lunghe… verificate sul sito delle ferrovie.

Vi spiego meglio questa frase: Bergen/Torp costava come Bergen/Oslo. Ma poi per raggiungere Torp da Oslo ci sarebbe costato altrettanto. Strano, considerando che la tratta Bergen/Torp richiede di passare ad una fermata da Oslo! Quindi meglio verificare sempre i costi.

Se atterrate a Gardermoen

Se invece vi trovate all’aeroporto di Oslo Gardermoen non serve prenotare, la tariffa è la stessa e potete fare il biglietto comodamente alle macchine automatiche in aeroporto. Il tragitto dura in media una ventina di minuti.

I treni sono tutti molto ampi, puliti e con Wi-fi. Ci sono pure le macchinette del caffè!

Hotel a Oslo

Ho alloggiato in un’hotel davvero particolare: il Citybox Oslo.

Cos’à di strano? Intanto ha una posizione eccezionale, comodo alla stazione dei treni, al centro della città e al porto. Tutto raggiungibile in meno di cinque minuti a piedi. Il tutto ad un prezzo più che ragionevole considerato in che città si trova (78€ a notte per la stanza media, non per la matrimoniale piccola).

L’hotel è molto carino e pulito e la particolarità è che non c’è personale. O meglio, c’è una sola persona che presidia un ufficio e risponde a tutte le richieste.

Quando si arriva si entra in un atrio dove si effettua il check in nelle postazioni automatiche e si riceve la chiave della stanza con tutte le indicazioni.

Check in al Citybox Hotel.

In stanza si trovano le dotazioni base, mentre per ulteriori asciugamani, bollitore, phon basta chiedere giù al personale e vengono assegnati gratuitamente.

Lo trovo un modo geniale per contrarre i costi senza peggiorare il servizio! Ne risente parecchio l’aspetto umano ma se c’è una cosa che ho capito dei norvegesi è che non sono amanti dei contatti non necessari. Se soffrite di solitudine la Norvegia non fa comunque per voi.

L’hotel dispone inoltre di ampie aree comuni con sale TV, cucina con forno a microonde, distributori automatici di cibo e bevande e salotti dove passare il tempo. In pratica una via di mezzo tra un ostello e un hotel, pulito e arredato con gusto!

Per il check-out stessa cosa, te ne vai senza vedere nessuno lasciando la chiave in una cassetta dopo aver chiuso il conto alla postazione automatica.

Recuperato il bagaglio e pronti per andare in stazione.

Eventualmente è disponibile anche il deposito bagagli gratuito in una stanza interna, tutte informazioni che si trovano nelle tante postazioni multimediali con le risposte alle domande più comuni. Giusto per non scomodare il concierge.

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Oslo, poco più di 24 ore nella città dell’arte ultima modifica: 2017-03-21T15:52:36+00:00 da Cudriec Rss

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