Mosca: cosa vedere dalla Piazza Rossa al Cremlino

Contenuti tratti dal nostro Blog Partner

Silvia Demik - The food traveler



Da Mosca non sapevo cosa aspettarmi. Non ero mai stata in un paese dell’ex blocco sovietico e l’idea che mi ero fatta era un misto di leggende metropolitane, di quello che mi avevano raccontato delle amiche russe, e di qualche libro che avevo letto. Pensavo di trovare una città non troppo bella, con un mix di stili architettonici: quello neoclassico delle abitazioni a due o tre piani e quello neogotico dei grattacieli stalinisti. Mi immaginavo anziane avvolte in cappotti spessi e con un foulard in testa, accanto a poliziotti severi intenti a pattugliare le strade e a mettere i bastoni tra le ruote ai poveri stranieri.

La realtà è molto diversa o, almeno, io ne ho avuto una percezione diversa. Mosca non è la città tetra che avevo pensato di trovare. Certo, il classicismo socialista ha lasciato il segno: in certi palazzi ministeriali, nella sede di una grande banca ma anche in qualche condominio dall’aria davvero triste.

Buildings Moscow.jpg

Per strada non ci sono persone vestite alla “moda sovietica” con abiti dai tagli severi, ma uomini alti e corpulenti e ragazze austere con gli zigomi alti, vestite all’ultima moda, come direbbe un’amica di mia madre. Chanel, Vuitton e Gucci sono arrivati anche qui, così come Porsche, BMW ed Apple. Pensare che le ragazze russe che conosco, che ora hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, sono scappate quasi vent’anni fa perché questo paese non aveva nulla da offrire. Ora, la Ulitsa Tverskaya non è molto diversa da Long Acre a Londra. Molto è cambiato in pochi anni, e quella che si respira è aria di cambiamento. Un cambiamento epocale, che deve aver stravolto completamente le vite di chi a Mosca ha deciso di rimanere. Oggi ci sono i murales sui palazzi, come in qualsiasi altra capitale: fa un certo effetto, quando si pensa che qualche decennio fa non si poteva esprimere un parere, figuriamoci disegnare su un muro.

Streets Moscow.jpg

Quando scendi sottoterra però, ti rendi conto che certe cose non sono cambiate. Alle fermate della metropolitana si trovano ancora qua e là simboli prettamente sovietici: sei sulle scale mobili, ti guardi intorno e quando alzi gli occhi vedi una falce e un martello inscritti in una stella. O ancora, nei tunnel, ad alcune fermate ci sono piccoli chioschi dove gruppi di donne anziane con i capelli avvolti in un fazzoletto fanno la coda per acquistare calze, grembiuli e quant’altro. Davvero le cose sono cambiate, o è solo un’illusione?

Non hai il tempo di trovare una risposta perché quando riemergi in superficie ti trovi catapultato nel bel mezzo della Piazza Rossa. Me la immaginavo più piccola, meno spettacolare, ma la spianata rettangolare ha il potere di lasciare senza parole. Una sensazione simile a quella che finora ho provato solo a Times Square e in cima all’Empire State Building: non sai dove guardare prima, e tutto quello che vedi ti stupisce. A partire dal Museo Storico Statale: è imponente, con la facciata di mattoni rossi e le torri.

Red Square.jpg

Dal museo si prosegue lungo il muro del Cremlino oltre il Mausoleo di Lenin: passando sotto la Torre Del Salvatore si arriva fino alla cattedrale di San Basilio. Non ho dubbi a dire che si tratta di uno degli edifici più belli che abbia mai visto. Dall’esterno è opulenta, con le cupole elaborate e coloratissime: azzurro, giallo, verde, rosso, arancione. Il contrasto con il cielo grigio e le nuvole che a un certo punto scaricano un temporale di neve è impressionante. Normalmente non siamo appassionati di edifici religiosi, ma la necessità di ripararci dal freddo e dalla neve ci ha convinti a entrare all’interno, dove abbiamo scoperto che non si tratta di una chiesa unica, ma di ben nove cappelle: dipinti, decorazioni di ceramica e iconostasi che avevo solo intravisto sui libri di storia dell’arte.

St Basil.jpg

Usciti dalla cattedrale, ci camminiamo verso la Moscova e costeggiamo uno dei muri di cinta del Cremlino. Solo durante quella passeggiata mi rendo conto di quanto sia grande la fortezza che fin dai tempi delle origini della città rappresenta il centro del potere politico. Camminiamo per quasi mezz’ora prima di capire che l’ingresso è attraverso la Torre della Trinità: bisogna fare i biglietti, e purtroppo c’è una coda lunghissima davanti alle biglietterie del Giardino Alexandrovsky. Fin quando c’è il sole non è un problema, ma quando inizia di nuovo a nevicare, allora l’attesa diventa pesante. Dopo mezz’ora esce un’addetta della biglietteria che inizia a urlare prima in un russo e poi in inglese: chi vuole il biglietto di ingresso per il Cremlino ma non per l’Armeria non deve fare la fila. Ci sono delle casse automatiche comodissime. Ormai siamo già infreddoliti e fradici, ma pazienza.

Cremlino Torre.jpg

Entriamo all’interno della fortezza e dopo pochi minuti il cielo è  tornato in parte sereno. Il contrasto tra passato e presente non manca all’interno del Cremlino: da un lato, il moderno Palazzo di Stato in vetro e cemento, dall’altro il Palazzo del Senato e l’edificio del Soviet Supremo, entrambi in stile neoclassico. Fa effetto pensare che all’interno della stessa piazza si siano susseguiti zar, dittatori e presidenti. Su questi stessi ciottoli hanno camminato Ivan il Grande, Lenin, Stalin, Brezhnev e ora Putin.

Cremlino senato.jpg

Sulla piazza Sobornaya, all’interno della fortezza, si affacciano ben tre cattedrali: dell’Annunciazionedell’Arcangelodell’Assunzione. Sono completamente ignorante in fatto di architettura religiosa, ma so apprezzare la bellezza quando la vedo. Tutto intorno a me ci sono mura bianche e cupole dorate una in fila all’altra che si stagliano, ancora una volta, contro un cielo per metà azzurro e per metà grigio.

Cremlino cattedrali.jpg

Rimaniamo un paio di ore al Cremlino, ma potremmo rimanere di più se volessimo vedere anche l’Armeria e il Fondo dei Diamanti. Decidiamo invece di uscire, passando accanto all’imponente Palazzo del Senato e uscendo attraverso la Porta dello Zar. Ci ritroviamo sulla Piazza Rossa, non lontano dal mausoleo dove la salma imbalsamata di di Vladimir Ilych riposa sotto un blocco di marmo nero e rosso presidiato da guardie.

Lenin mausoleo.jpg

Dall’altro lato, ancora San Basilio e, di fronte a noi, il GUM. Si tratta di un edificio di grande importanza architettonica, con la facciata in stile medievale russo che occupa un lato intero della Piazza Rossa e il tetto realizzato interamente in vetro e acciaio. Lo commissionò Caterina II per ospitare un grande mercato, e l’intento commerciale rimase anche durante gli anni della Rivoluzione del ’17, quando assunse il nome di  Государственный универсальный магазин o Gosudarstvennyi Universalnyi Magazin (centro commerciale statale). Nei grandi progetti di Lenin, il GUM doveva essere un modello nazionale di grande distribuzione che permettesse a tutti di avere accesso ai beni di consumo. L’idea fallì miseramente e non fece altro che peggiorare l’opinione che la gente aveva nei confronti delle imprese statali. Nei decenni successivi il centro commerciale subì un processo graduale di privatizzazione e un cambiamento parziale del nome: anche se si chiama ancora GUM, in realtà la prima lettera dell’acronimo ora sta a rappresentare la parola Glavnyj, principale. In poche parole: centro commerciale principale.

Oggi il GUM è proprio questo: un grande centro commerciale, non molto diverso da Harrod’s o dalle Galeries Lafayette. Un susseguirsi di marchi internazionali: Barbour, Intimissimi, Gucci, Ralph Lauren. La globalizzazione è arrivata anche qui ed è difficile immaginare che cinquant’anni fa la gente faceva ancora la coda lungo queste balconate per comprare la carta igienica, quando la maggior parte dei negozi aveva abbassato la saracinesca perché non c’era nulla da vendere.

GUM.jpg

Non abbiamo comprato nulla, ma abbiamo cercato riparo dalla pioggia e dalla fame. Avevo letto di un locale all’interno del GUM che secondo le guide a cui mi ero affidata era una vera tavola calda sovietica. In realtà solo il nome Stolovaya ricorda il passato sovietico: si tratta di un self service dove gli arredi e i piatti di un’epoca passata vengono scimmiottati, con un risultato tristemente finto. Dalle tovaglie che da lontano sembrano di pizzo ma in realtà sono di plastica che imita il pizzo, ai piatti di purè di patate e polpette completamente insapori. Ma d’altra parte, non potevo aspettarmi molto di più da un ristorante in un centro commerciale.

Per fortuna, gli altri pasti non ci hanno delusi. Ma questo è materiale per un altro post su Mosca.

Contenuti tratti dal nostro Blog Partner

Silvia Demik – The food traveler

Interessante?

Puoi condividerlo con i tuoi amici e conoscenti o lasciare un commento. La tua opinione per noi è importante!
Continua a navigare i nostri Magazine specialistici - attraverso il menu (in alto) o gli articoli correlati che trovi di seguito.

Mosca: cosa vedere dalla Piazza Rossa al Cremlino ultima modifica: 2017-06-30T12:46:01+00:00 da Cudriec Rss

Lasciaci un tuo commento