#InViaggioColCapo: la sfortuna non viene mai da sola

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Silvia Demik - The food traveler



Ogni volta che dovevo partire con il capo mi sforzavo di mantenere la calma, di non controllare cento volte il programma e di non farmi venire un attacco di cuore. Così, quando a pochi giorni dalla partenza il boss mi comunica che non parteciperà al viaggio per via di una brutta influenza, faccio fatica a contenere l’euforia. Non si dovrebbe gioire delle disgrazie altrui, ma avete idea cosa significhi rinunciare a una settimana tra Cornovaglia, Londra e Scozia?

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Significa niente cazziatoni, zero paura di dire la cosa sbagliata, nessuna figuraccia davanti a chi ci ospita perché l’hotel non è abbastanza elegante, come era già successo ad Amsterdam. Telefono al referente del Regno Unito, spiegando quanto mi dispiaccia annullare il viaggio, ma the boss is sick. La risposta non è quella che mi aspetto.
“Vieni tu?” mi domanda. È troppo tardi per cancellare gli appuntamenti, e non sarebbe carino nei confronti delle persone coinvolte. Il referente ha un’altra idea geniale: perché non porto con me la collega scozzese, quella che nel giro di qualche mese tornerà nella madrepatria per rivestire il ruolo di Executive Director?
“Certo, non è la stessa cosa…” si affretta ad aggiungere con una nota perfida. Sì, perché la futura Executive Director, che chiameremo Davina per non dare indizi sulla sua identità, è nota per due motivi: perché è la versione più giovane di Miss Marple della serie trasmessa dalla BBC ma, soprattutto, perché porta sfortuna.

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Nessuno crede a queste cose, io sono la prima a dirlo, ma quando gli eventi sfortunati sono più di tre, allora è innegabile che la persona in questione sia una iettatrice. Ma io, decisa a non dare peso a queste dicerie, mi affretto a organizzare la partecipazione di Davina. Inizio con il biglietto aereo: Torino-Londra-Newquay viene a costare più di una notte al Waldorf Astoria. Ma non è colpa di Davina, è che all’ultimo minuto le tariffe sono altissime.
Il giorno della partenza fila tutto liscio: l’autista ci viene a prendere all’alba, non dimentichiamo i documenti, non sbagliamo strada e arriviamo all’aeroporto in tempo. Faccio il check-in, ritiro la carta d’imbarco e… Davina no. La sua valigia pesa una tonnellata: lei sostiene che sia colpa dei materiali promozionali, io penso che siano le scarpe che vedo sbucare un po’ ovunque dal buco nero che è il suo trolley. Dobbiamo pagare l’overcharge alle biglietterie, dove c’è una coda che nemmeno al Colosseo. Dopo quaranta minuti striscio la carta di credito aziendale: oltre cento euro di penale. Ma non è colpa di Davina, la colpa è di Ryan Air e della luggage policy troppo severa.

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Per il resto, tutto va secondo i piani: partiamo in tempo, atterriamo puntuali a Stansted e ritiriamo i bagagli, dato che per andare a Newquay dobbiamo volare con FlyBe. E in quel momento mi viene un mezzo infarto: altra compagnia, altra multa per la valigia troppo pesante. È vero che non sono soldi miei, ma con che faccia potrò presentarmi all’ufficio amministrativo? Decidiamo di togliere quanta più roba possibile dal trolley di Davina, trasferendo alcune cose nel mio, indossando tutto quello che riusciamo a infilarci, e tenendo in mano il materiale pubblicitario. Risultato: sembriamo due sherpa metropolitane, ma riusciamo a imbarcare i bagagli. Problema risolto. Visto che non è colpa di Davina?

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Arriviamo a Newquay senza intoppi e troviamo ad aspettarci Katy, la ragazza che ci accompagnerà nei due giorni successivi. Ci porta al B&B, che dall’esterno sembra accogliente, con le pareti intonacate di bianco e il tetto di paglia. Chissà che vista dalle camere, sulla campagna del villaggio della Cornovaglia. Mentre scendo dalla macchina sento la parola misunderstanding e inizio ad avere paura. Katy ci comunica il cambio di programma: non dormiremo lì, ma a casa sua. Intanto mi sto convincendo che, nonostante tutto, Davina non porti sfortuna. Anzi, è un bene che ci sia lei e non il boss. Non oso immaginare la reazione del capo alla notizia di dover passare la notte in una casa di pescatori…

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Forse dormiremo nella camera dei bambini?
“You are welcome to crash on the floor!” ci annuncia Katy. Sul pavimento? C’è di peggio, ma c’è un limite. Le chiedo di prenotare un B&B e di chiamarci un taxi. Katy esce a fare una telefonata e, quando rientra, ci comunica che ci ospiterà sua madre. Tutto sembra andare per il meglio, ma purtroppo non c’è limite alla sfiga. La mamma vive in una fattoria dove fa un freddo da morire. Ci mette a disposizione la stanza del figlio, ma non si preoccupa di cambiare le lenzuola dove probabilmente il ragazzo ha dormito per mesi. Ma la mia collega non porta sfortuna.

Il mattino ci svegliamo all’alba per partecipare a una battuta di pesca. Nonostante la paura che con Davina a bordo la barca possa affondare, la giornata trascorre tranquilla. Nessuno finisce fuoribordo, non rimango infilzata da un amo e non scivolo sulle interiora degli scorfani che vengono sventrati davanti ai miei occhi. E nemmeno sul vomito di Davina, che sembra posseduta dal demonio.

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La sera Katy ci accompagna in aeroporto, da dove dobbiamo partire per Londra. Peccato che a Newquay ci sia una nebbia che così spessa non si vedeva da anni. Il volo è cancellato e non riusciremo a partire con quello del mattino successivo perché è in overbooking. Continuo a ripetermi che non è colpa di Davina, mentre Katy ci lascia in un hotel in centro e ci abbandona al nostro destino. La donna alla reception ci consiglia di partire per Londra con il primo treno del giorno dopo: in sette ore saremo a Paddington e, con un po’ di fortuna, riusciremo ad arrivare in tempo alla riunione.
Fortuna che non abbiamo. Rimaniamo bloccate nel traffico, rischiando di perdere il treno. Non riusciamo a comprare il biglietto alla biglietteria, ma appena passa il controllore gli chiedo di poter pagare. Cento sterline a testa, mi borbotta l’uomo in divisa mentre striscia la Mastercard. Non ci sono alternative, se non quella di gettare la iettatrice dal treno, risparmiando una bella cifra e ponendo fine alle sciagure.

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Inutile dire che la serie di eventi sfortunati non si conclude: una volta arrivate alla stazione di Paddington, due tassisti si rifiutano di portarci in albergo perché è “just round the corner”. Alla fine ci perdiamo la riunione. Il giorno dopo partiamo per Edimburgo, dove ci vengono a prendere all’aeroporto Sue e Rob, coppia di avvocati avvinazzati. Lui è chiaramente già ubriaco nonostante non sia nemmeno l’ora dell’aperitivo, e si mette al volante come se fosse normale guidare con un tasso alcolemico alle stelle. Non so come arriviamo interi fino a North Berwick, dove trascorriamo le notti successive. Anzi, dove io trascorro le notti successive perché Davina decide di fermarsi a casa dei genitori. E da allora, fine degli intoppi. Ma Davina non porta sfortuna, no?

ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA DI STEFANO TENTI – IN WORLD’ SHOES: TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL’AUTORE

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#InViaggioColCapo: la sfortuna non viene mai da sola ultima modifica: 2017-05-28T12:45:24+00:00 da Cudriec Rss

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