Cosa vedere a Stoccolma: un itinerario da Gamla Stan a Södermalm

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Silvia Demik - The food traveler



Stoccolma non ci accoglie con il sole, ma d’altra parte non me lo aspettavo da una città scandinava. Nonostante a inizio agosto le ore di luce siano ben quindici, la giornata è tutt’altro che luminosa. Il cielo è carico di nuvole, di un colore che varia dal piombo al viola. In certi punti sembra quasi nero, anche se qua e là si intravede qualche macchia azzurra. Questo mi fa pensare che qualche raggio di sole forse lo vedremo prima della fine della giornata.

L’aria che arriva dal Baltico è fresca, ma ci scaldiamo in fretta lungo il percorso che dall’hotel nel centro storico ci porta a Riddarholmen, una delle 14 isole che compongono la città di Stoccolma. Ci si arriva in una decina di minuti e non si impiega molto di più a percorrere le poche vie che la attraversano. Ci fermiamo qualche istante davanti alla Riddarholmskyrkan, la chiesa dove sono sepolti i monarchi svedesi. C’è la possibilità di visitarla soltanto a mezzogiorno, ma è troppo presto, per cui decidiamo di tornare verso il centro storico, abbandonando la calma dell’isoletta e le sue strade deserte.

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Le distanze sono veramente minime: appena mezzo chilometro ci separa dal Kungliga Slottet, il palazzo reale. Non abbiamo nessuna fretta e passeggiamo con calma, approfittando del fatto che i turisti non si sono ancora riversati tra le vie acciottolate della città vecchia. Ne avevo un ricordo un po’ diverso rispetto alla mia “visita lampo” di qualche anno fa: c’erano già i negozi di souvenir e i ristoranti pseudo-italiani? Forse no, magari le cose sono peggiorate negli ultimi anni. O invece era già così e io non lo avevo notato. Nonostante tutto, a Gamla Stan si ha l’impressione di trovarsi in una fiaba, con le case alte e strette dipinte di giallo, rosso e arancione, e le strade anguste dove si rischia di scivolare sui ciottoli levigati dal passaggio di carrozze a cavalli un tempo, e dai piedi di migliaia di persone ogni giorno.

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Più che alle carrozze, davanti al Palazzo Reale bisogna fare attenzione a non farsi investire dai pullman che si fermano davanti all’ingresso, fanno scendere il loro carico, fanno inversione di marcia e lasciano il posto al prossimo della fila. Siamo più veloci dei cento giapponesi appena arrivati: loro sono un po’ spaesati, e noi ne approfittiamo per salire le scale che portano alle biglietterie e per iniziare la visita di quello che è il più grande palazzo reale del mondo. Sembra strano, per una città come Stoccolma, ma basta dare un’occhiata a qualsiasi cartina per vedere che il castello, con oltre 600 camere, occupa più o meno un quinto dell’intera superficie della città vecchia.

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C’è tantissimo da vedere tra le mura del castello: sale del trono, camere da letto, cortili e musei interni. Dopo un paio d’ore al chiuso sentiamo la necessità di respirare un po’ di aria fresca. E abbiamo bisogno di una seconda colazione. Percorriamo le vie di Gamla Stan un po’ a casaccio, senza una meta precisa. Troviamo quello che cerchiamo da Bröd & Salt, una panetteria minuscola con solo un posto a sedere davanti alla vetrina. Ci mettiamo in fila, in un ambiente buio, al punto che diventa difficile leggere i nomi dei prodotti esposti. Ma non importa: tutti ordinano la stessa cosa e noi li imitiamo. Prendiamo due caffè americani da asporto e un kanelbulle a testa. Dal sacchetto di carta sentiamo già il profumo del burro e della cannella e non aspettiamo che si liberi un posto: i dolci sono ancora caldi e morbidi, per cui sacrifichiamo la comodità e mangiamo in piedi, come gli altri avventori che erano in coda con noi.

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Appena finito il kanelbulle ci incamminiamo verso lo Stortorget, la piazza centrale di Stoccolma. Sicuramente è il punto più fotografato della città, con i suoi edifici variopinti. Peccato che il sole non si sia ancora deciso a farsi vedere, perché questi colori farebbero tutto un altro effetto. Ma anche con la luce grigia di questa giornata l’effetto non è niente male. Peccato anche per i tanti locali “acchiappa turisti” un po’ ovunque: sono già pieni, nonostante non sia ancora ora di pranzo. Sui menu esposti all’esterno ci sono fotografie inquietanti di pasta, pizza e piatti misti con pasta, pizza e carne, tutto insieme. Scappiamo da questo inferno, diretti verso Södermalm.

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Il nome del quartiere indica semplicemente l’isola a sud del centro di Stoccolma. Pochi passi e l’aspetto della città cambia. Salta subito all’occhio che si tratta di una zona meno turistica, dove la gente cammina portando le borse della spesa, senza guardarsi intorno. Niente autobus carichi di giapponesi o negozi di souvenir lungo le strade di quelli che un tempo furono i bassifondi di Stoccolma. Come avviene quasi sempre con gli ex quartieri popolari, ora Södermalm è diventato hip & trendy.

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Forse un giorno capirò il significato di questo concetto, ma per il momento mi limito a guardarmi intorno, facendo un giro in un negozio che vende abiti realizzati con cotone biologico, dando un’occhiata a un’altra vetrina dove sono esposti vecchi dischi buttati alla rinfusa, passeggiando per strade quasi deserte che portano a un parco o verso il mare.

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La passeggiata ci ha messo appetito e non potremmo trovarci in un posto migliore per trovare quello che cerchiamo. Lontano dalle trappole alimentari del centro storico, ci dirigiamo verso la vicina fermata della metropolitana di Slussen. Il posto non è né bello né instagrammabile: una piazza anonima con vista tangenziale da una parte e una fila di biciclette abbandonate alle intemperie dall’altra. Nel mezzo di questa desolazione, un rimorchio malandato e senza targhe, con un’insegna a forma di pesce. C’è la fila e si sente parlare svedese: sento che è un buon segno, perché se la gente del posto mangia qui, allora deve essere una garanzia.

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Nystekt Strömming è un food cart che probabilmente esiste da prima che i food cart diventassero di moda: si vede dal bancone consumato dove la gente appoggia le lattine nell’attesa che il cibo sia pronto, dall’insegna triste sul tetto del rimorchio, dal pannello con l’elenco dei piatti. Poche le cose tra cui scegliere, non più di quattro o cinque proposte rigorosamente in svedese e con un unico ingrediente principale: l’aringa o strömming. L’uomo al banco non parla inglese e non credo che avrebbe comunque voglia e tempo di spiegarmi le differenze tra le varie preparazioni, così totalmente a caso ordiniamo due cose diverse. Pochi minuti e il secondo uomo ci sporge il nostro pranzo da una finestra sul lato del rimorchio: un piatto di plastica con aringa fritta, pane di segale, purè di patate, cetrioli sottaceto e salsa all’aglio, e un hamburger di aringa e cipolla marinata.

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Piatti working class, mi verrebbe da dire, proprio come il passato di questo quartiere. Ci sediamo insieme ad altri avventori – principalmente nordici, ma c’è anche qualche russo – a uno dei due tavoli di legno consumato e unto, facendo un cenno alle persone con le quali stiamo per condividere il pasto. Non è difficile immaginare gli operai che lavoravano sulle barche al porto e che si concedevano una pausa qui, mangiando un piatto semplice ma non per questo meno buono. Inizia a scendere qualche goccia dal cielo ma nessuno ci fa caso: siamo tutti troppo concentrati su quello che abbiamo nel piatto. E intanto penso che l’aringa sarà anche un pesce povero, ma in questo momento il suo sapore, il profumo dell’aria salata e il rumore del vento mi fanno sentire tra le persone più ricche di Stoccolma.

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Cosa vedere a Stoccolma: un itinerario da Gamla Stan a Södermalm ultima modifica: 2017-09-06T17:00:46+00:00 da Cudriec Rss

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