Il Colle Fauniera in bicicletta

Contenuti tratti dal nostro Blog Partner

Silvia Demik - The food traveler



Per una volta mi è stata concessa la libertà di espressione, quindi perché non scrivere di qualcosa che adoro fare? Anche se esco un po’ dal tema del blog, voglio raccontare di una delle più belle e dure ascese in bicicletta dell’arco alpino. Si tratta del Colle Fauniera o Colle dei Morti: una salita spietata di 23 chilometri che porta dagli 820 metri di Pradleves ai 2.480 della cima dedicata a Marco Pantani.

Parto con una digressione per far capire meglio il significato dell’impresa. Fino ai 39 anni sono stato campione olimpionico incontrastato di svuotamento del “Morettone” da 66 cl e cintura nera di consumatore di Marlboro. Lo sport lo vedevo solo in TV, e non avevo nessuna intenzione di farlo passare oltre il tubo catodico. Un giorno decisi di provare a smettere di fumare (dopo vari tentativi più o meno ortodossi e più o meno costosi) e caso vuole, ci riuscii. Finalmente avevo sconfitto il demone, ma il problema era che la mia situazione di non fumatore mi aveva trasformato in un’idrovora alimentare. Oltre al luppolo già presente nella mia dieta, si aggiunsero tutte le peggio porcherie commestibili, facendo lievitare il mio peso dai 65 abituali ai 98 chili dell’ultimo periodo. Insomma, uno da documentario alla Super Size Me.

Supersizeme.jpg

Un giorno per curiosità provai a fare gli esami del sangue per stare tranquillo, scoprendo con orrore di avere fatto il jackpot in quasi tutti i valori. Per alzarmi il morale, la dietologa mi disse che tra valori e circonferenza addominale ero considerato un soggetto a forte rischio infarto. Così il mio modo di vivere subì una sterzata.
Con l’intento di rimettermi in riga comprai una bici (perché tra le varie condizioni per dimagrire c’era il movimento), convinto che l’avrei rivenduta nel giro di un paio di mesi. Invece un misto di amore e “scimmia” assassina hanno fatto sì che la bici diventasse la mia più grande passione. In quattro anni mi ha aiutato a tornare al mio peso, e mi ha dato tante soddisfazioni ed emozioni.

Una di queste è arrivare in cima al colle più duro delle Alpi della provincia di Cuneo, una salita che non ti da un attimo di respiro. La conquisti con le gambe e con il cuore, ed è una delle poche salite che ti fanno entrare in simbiosi con quello che ti circonda. L’unico rumore che si sente è quello della catena e del tuo cuore che batte veloce per portare ossigeno alle gambe.

Con il mio amico partiamo da Cuneo, in modo da fare una trentina di chilometri prima della salita vera e per scaldare le gambe, che dovranno essere ben rodate per attaccare il mostro. La giornata è perfetta anche se un po’ troppo calda. Le Alpi Marittime ti guardano e si lasciano guardare in tutta la loro imponenza; non c’è una nuvola e i primi chilometri corrono via facili. Arrivati a Pradleves la strada inizia a salire lievemente, passando in mezzo ai canaloni rocciosi della Valle Grana fino ad arrivare a Campomolino dove, sotto il cartello con il nome, dovrebbero metterne un altro con Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate . Da qui non ci sono più mezze misure. Riempiamo le borracce all’ultima fontana prima della cima e iniziamo il tratto duro di salita, oltre sei chilometri al 10% medio – a dirla in gergo ciclistico: un grandissimo calcio negli zebedei… Non guardi nemmeno la strada, sei impegnato a mettere una pedalata dietro l’altra e a snocciolare tutto il calendario fino a quando hai l’impressione che le marmotte ti corrano di fianco incitandoti come i tifosi al Tour de France.

marmotta fauniera.jpg

A un certo punto, passato un tornante, ti ritrovi a guardare il santuario di Castelmagno, costruito alla fine del XV secolo e dedicato a San Magno martire, protettore del bestiame e dei pascoli. Oltre al santuario, qui ci sono i malgari che fanno quello che secondo me è il formaggio più buono della terra: il Castelmagno, un formaggio erborinato che diventa sempre più piccante quanto più è stagionato. Appena arriviamo all’altezza del santuario e delle bancarelle del mercato, la prima cosa che mi viene in mente è quella di buttare la bici nel burrone e fare incetta di formaggio e di vino rosso. Il mio compagno di pedalate però non è amante dei formaggi e non mi fa fermare, obbligandomi a continuare nella nostra ascesa.

castelmagno.jpg

Il secondo tratto è più lungo ma con una pendenza più abbordabile. È il tratto più bello e selvaggio della salita, con la strada che si fa strettissima e passa in mezzo ai pascoli fioriti. Superiamo la malga Martini, la più alta d’Europa, e arriviamo al bivio con la strada che porta al Col d’Esischie e scende in Val Marmora. Da qui ci rimangono meno di tre chilometri alla cima e ci aspetta una sorpresa: la neve non ancora sciolta ostruisce la strada, quindi non ci resta che prendere la bici in spalla e attraversare a piedi il tratto innevato. Non so se avete presente gli scarpini da bici con la suola in carbonio: immaginate di passare  sul ghiaccio vivo con a fianco uno strapiombo e la bici in spalla…

Pinarello Fauniera.jpg

Arrivati finalmente in cima troviamo la statua di Pantani ad aspettarci. È stata un salita dura, ma una volta arrivati la fatica sparisce. Ti guardi intorno e sei sullo spartiacque di due valli, la Val Grana e la Valle Stura. Lo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi ripaga tutto il sudore e la stanchezza. Facciamo le foto di rito (ci vanno sempre quando arrivi in cima) e ci buttiamo nella discesa di 25 chilometri percorrendo il Vallone dell’Arma che ci porterà a Demonte  e successivamente a Cuneo, dove finisce il nostro giro ad anello.

Pantani Fauniera.jpg

Io l’ho fatto in bici, ma volendo si può arrivare in macchina, magari aspettando fine luglio o inizio agosto, così da essere sicuri di non trovare neve. Se passate da queste parti, è un’escursione che vi consiglio: offre uno degli scenari più spettacolari delle nostre valli.

Vallone Arma.jpg

Forse mi sono dilungato troppo, ma quando parlo di bici tendo a perdere la cognizione. Negli ultimi anni questa passione mi ha dato tante soddisfazioni personali e, anche se sembrano frasi scontate, scoprire che puoi sempre spostare il tuo limite ti da una sensazione di libertà impareggiabile, nello sport come nella vita.

Contenuti tratti dal nostro Blog Partner
Silvia Demik – The food traveler

Interessante?

Puoi condividerlo con i tuoi amici e conoscenti o lasciare un commento. La tua opinione per noi è importante!
Continua a navigare i nostri Magazine specialistici - attraverso il menu (in alto) o gli articoli correlati che trovi di seguito.

Il Colle Fauniera in bicicletta ultima modifica: 2017-08-18T17:00:54+00:00 da Cudriec Rss

Lasciaci un tuo commento