Cheese: quando Bra diventa la capitale del formaggio

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Silvia Demik - The food traveler



A Bra non succede mai niente. Si sente dire in continuazione in questa città di provincia dove sono nata e cresciuta e dove, a essere sinceri, non succedono molte cose. Ogni due anni però, le strade che ai miei occhi sembrano prive di attrattiva, per quattro giorni diventano il centro del mondo. La trasformazione avviene grazie a Cheese, l’evento organizzato da Slow Food e dedicato interamente ai formaggi. Dal 15 al 18 settembre 300 espositori provenienti da 23 paesi hanno fatto della mia città la loro casa per accogliere 270.000 visitatori. Il focus di questa edizione – la ventesima – è stato sui formaggi a latte crudo.

Ma tutte queste informazioni si trovano facilmente nella cartella stampa, insieme ai numeri, all’elenco dei Laboratori del Gusto e degli espositori. Quello che vorrei raccontare è come la mia città si trasformi in occasione di Cheese.

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I Bastian contrari locali diranno che Cheese è un disastro per Bra: strade chiuse per gli allestimenti a partire da metà agosto, traffico congestionato per la mancanza di parcheggi, bancarelle e stand che impediscono a pedoni e veicoli di transitare liberamente, e danni indicibili alle attività commerciali. Salvo poi affrettarsi a salire sul carro dei vincitori appena se ne presenta l’occasione: può capitare quindi di sentire le lamentele della signora del negozio di sartoria perché le clienti fanno fatica a raggiungere il suo laboratorio in centro per poi vedere, durante la manifestazione, la stessa sarta che espone sacchetti di stoffa con tanto di fette di formaggio ricamate. Ma immagino che accada la stessa cosa in tutte le città ogni volta che viene organizzato qualcosa.

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Per me Cheese ha un significato speciale. Mi piace, la sera prima della manifestazione, arrivare a piedi fino all’inizio di Via Principi di Piemonte, la strada che ospita le bancarelle dei prodotti dei Presìdi Internazionali, e sbirciare tra le tende che proteggono gli stand dove gli espositori stanno ultimando i preparativi. Mi piace il silenzio dovuto al blocco del traffico nel centro storico. Si sentono solo le voci degli espositori che parlano tra di loro da un banchetto all’altro, in norvegese, in inglese o in dialetto. L’aria è carica di elettricità, come prima di un temporale. E questo mi emoziona sempre, perché il pensiero che Cheese si svolga nella mia città mi riempie di orgoglio. Soprattutto perché alcuni di questi casari li conosco di persona: ho assaggiato i loro formaggi direttamente nei loro caseifici, li ho visti dare il latte con un biberon ai loro vitellini.

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Cheese non è una novità per me, ma ogni volta aspetto questo appuntamento con trepidazione. Alcuni dei miei formaggi preferiti sono prodotti al di fuori dei confini italiani, e ho occasione di provarli solo ogni due anni. Ecco quindi le mie tappe fisse.

La Via degli Affinatori

Chi è l’affinatore? È una persona che è a diretto contatto con i produttori dai quali acquista il formaggio che poi porta a maturazione. Per me il guru di tutti gli affinatori è Randolph Hodgson, il cheesemonger che a partire dalla fine degli anni Settanta ha contribuito alla rinascita dei casari inglesi artigianali. È il fondatore di Neal’s Yard Dairy, storico negozio di Londra con una sede vicino a Covent Garden e una a Borough Market.

Neal’s Yard Dairy ha uno stand a Cheese da anni, dove compro sempre lo Stilcheton, un vaccino blu prodotto in Nottinghamshire, e il Cardo, un formaggio di latte di capra originario della contea del Somerset.

I Presìdi Internazionali

I Presìdi sono progetti destinati a proteggere le produzioni tradizionali che rischiano di scomparire: attualmente coinvolgono più di 13.000 produttori in tutto il mondo per un totale di 600 progetti, 95 dei quali dedicati ai formaggi. Le mie fermate imperdibili sono allo stand dell’Oscypek, un formaggio affumicato a forma di fuso prodotto sui monti della Polonia, e a quello del Geitost, il cubo color caramello ottenuto con latte di capre norvegesi.

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Il mercato di Cheese

Sulla piazza principale di Bra viene organizzato il mercato di Cheese, dove si possono degustare e acquistare non solo formaggi da tutto il mondo, ma anche mieli, confetture, conserve e prodotti derivati dal latte. A poche ore dalla chiusura non sono riuscita a trattenermi: sono tornata per un’ultima incursione allo stand della Pasticceria Cerniglia, storico locale di Palermo noto per i cannoli siciliani e le paste di mandorla.

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Potrà sembrare strano, ma per noi piemontesi il cannolo ripieno di ricotta è un prodotto esotico, quindi è impossibile non farne una scorta, che però dura sempre poco.

Le cucine di strada

Un’altra piazza ha ospitato quello che per me è stato il punto forte di questa edizione di Cheese: le cucine di strada. Una ventina di food truck hanno servito cibo quasi ininterrottamente, dalle 10 del mattino fino a mezzanotte. Tantissime le cose da provare: la focaccia di Recco con il formaggio, le olive ascolane di Migliore, il panino alla salsiccia di Bra di Brambù, le polpette di carne e formaggio della Polpetteria Norma, la piadina romagnola di Beestrò, gli arrosticini di Ape Scottadito. E da bere, la birra di 34 birrifici artigianali.

L’unica pecca? Era tutto troppo buono, al punto che appena mi capitava un piatto tra le mani il mio primo pensiero era di assaggiare quello che avevo di fronte, senza ricordarmi di fare delle fotografie.

Vi toccherà venire a Bra tra due anni e provare in prima persona quello che Cheese ha da offrire.

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Cheese: quando Bra diventa la capitale del formaggio ultima modifica: 2017-10-09T17:00:49+00:00 da Cudriec Rss

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